Carta del Docente: l’importo sarà inferiore a 400 euro!

Il Governo fa pagare ai lavoratori la sentenza europea che estende il diritto della Carta anche ai docenti supplenti. La FLC CGIL chiede il reintegro delle risorse e l’estensione della Carta al personale ATA

Le recenti dichiarazioni della sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, confermano quanto la FLC CGIL denuncia da tempo: il Governo sta trasformando il diritto alla formazione in un’operazione al ribasso a discapito dei lavoratori della scuola.
È inaccettabile che l’adeguamento alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea — che ha giustamente sancito il diritto alla Carta del Docente anche per i docenti  con contratto annuale o al 30 giugno — avvenga senza lo stanziamento di risorse aggiuntive.

Invece di garantire i 500 euro per tutti (come prevedeva la legge 107/2015), il Ministero ha scelto la strada più facile e ingiusta: ridurre l’importo individuale a neanche 400 euro per l’anno scolastico 2025/26. Si tratta di un vero e proprio “taglio lineare” che costringe i docenti a riconsiderare la possibilità di utilizzare pienamente questo beneficio in vigore da dieci anni. Un importo, tra l’altro, che a febbraio 2026 -cioè a metà anno scolastico già trascorso- ancora non è stato reso disponibile sull’apposita piattaforma per cui i docenti ancora non ne possono fruire.

La sottosegretaria ha inoltre dichiarato la volontà di estendere la Carta anche al personale ATA. Si tratta di una rivendicazione storica della FLC CGIL che ha sempre denunciato l’ingiusta esclusione del personale ATA da questo beneficio. Tuttavia non vorremmo che, come già avvenuto con i docenti supplenti, questo ampliamento non diventi il pretesto per un ulteriore taglio dell’importo della Carta. Sarebbe una beffa se il riconoscimento di un diritto si trasformasse in un’ennesima operazione di facciata riducendo la Carta a una manciata di spiccioli per tutti.

Chiediamo al MIM un immediato reintegro delle risorse per riportare la Carta a 500 euro per tutto il personale, precari e ATA compresi.

La formazione non è un costo, ma un investimento che questo esecutivo non può ignorare.